Quale comunicazione è possibile con il figlio adolescente e preadolescente? Desiderio di dialogo e fatica a comprendersi e comunicare.

“Passa la giornata incollato al cellulare, la sua camera è un casino e quando risponde alle tue domande sembra farti un favore, altre volte innalza un muro fatto di silenzi, reticenze, allusioni, non-detti, che possono sfociare nell’ostilità con scoppi d’ira e/o nel mutismo.”

Quale comunicazione è possibile con il figlio adolescente? Ci possiamo capire?

C’è in realtà un fattore comune tra i ragazzi in età evolutiva e i  genitori: entrambi sono convinti di non potersi capire, di appartenere a due mondi separati. Alcuni attribuiscono questa lontananza al fatto che i genitori non si ricordino più come ci si senta a vivere in una fase così delicata della vita. Di base, da entrambe le parti c’è una chiusura: i ragazzi sono chiusi nel loro “non puoi capire”, i genitori si accaniscono nella loro pretesa di capire.
In questa faticosa lotta, ci si sente soli.
Un genitore è convinto che tutti i suoi sforzi siano a senso unico, e di essere l’unico a desiderare che il rapporto funzioni, solo perché è apparentemente l’unico a rivendicarlo. Un ragazzo pensa dall’altra parte che suo padre o sua madre siano le persone sbagliate con cui confrontarsi.

Come si può abbattere questo muro di incomprensione?

Quello che accade nella relazione genitori-figli è un flusso ininterrotto di comunicazioni verbali e non-verbali che permettono, attraverso la condivisione dello spazio e dell’attenzione, di maturare competenze e modalità relazionali.

Si può costruire un ponte comunicativo con nostro figlio partendo proprio da quelle pietre che dapprima costituivano l’alto muro di incomprensione, acquisendo la consapevolezza delle modalità comunicative adottate e tornando a coltivarle.

Piantiamo nuovi semi

I semi hanno un sacco di potenzialità se li coltiviamo con pazienza e fiducia. Bisogna preparare il terreno, affinché cresca la confidenza. E la parola confidenza deriva da fiducia. Non esiste l’una senza l’altra. Gli anni dell’età evolutiva sono anni in cui i ragazzi hanno bisogno più che mai che sia riposta in loro fiducia: la stessa fiducia di chi sa che, anche se una strada sembra sbagliata, si arriverà comunque in un posto giusto, ancor più in questo periodo di incertezze sul futuro.

Generalmente i genitori vedono il mondo in maniera un po’ diversa, e forse quei problemi che ai ragazzi sembrano insormontabili a loro sembrano delle banalità.

A volte un figlio rinuncia a chiedere o a raccontare qualcosa perché “sa già” che gli verrà risposto in un certo modo. Oppure un genitore “sa già” che parlerà a un muro e che il figlio non gli darà retta.

Come dare a noi genitori e ai nostri figli la possibilità di vederci il nuovo, di sorprenderci?

Probabilmente, a questa età, i ragazzi avranno momenti di confusione, di sconforto. Avranno momenti di rabbia, di rifiuto verso tutto e tutti. In questi momenti è inutile insistere nel voler capire a tutti i costi il loro malessere, serve piuttosto accettare la situazione e stare con essa, sedersi accanto alla giusta distanza per darci la possibilità di imparare dall’esperienza intercorsa, spesso dolorosa e frustrante. Ci serve tempo: sia ai figli che a noi genitori. Un tempo fatto di attenzioni affettuose e di gentilezza per poterci confortare ed incoraggiare.

E’ giusto evitare che “si facciano male”?

Spesso pero’ ci verrebbe da sfuggire da tutto ciò che ci torna scomodo, da sostituirci ai figli per evitare che “si facciano male” facendo la loro esperienza sulla loro pelle, essendoci noi già passati a nostro tempo.Ci viene da non affrontare certe tematiche o certe situazioni accadute perché riteniamo così di proteggere i nostri figli dal condividere emozioni scomode (come la gestione della rabbia nella relazione, la costruzione dell’intimità…la regolazione della distanza e vicinanza ) .

In questo modo lasciamo qualcosa di insoluto, delle zone d’ombra. Non permettiamo a queste emozioni di essere vissute nel momento giusto e contribuiamo a trasformarle in fantasmi.

Così come i contadini temono gli eventi atmosferici avversi ma continuano a seminare e raccogliere frutti, anche noi genitori possiamo fare altrettanto.

Come fare per  vedere le situazioni come potenziali terreni di crescita?

“Sedersi” con le proprie emozioni significa ascoltarle e accettarle, o meglio, abbracciarle. Perché anche le emozioni più scomode o gli eventi scomodi, che ci fanno sentire impotenti, sono parti di noi e degli altri. Se iniziamo a trattare con onore quello che proviamo, anche i nostri figli impareranno a farlo, invece che a sopprimere le emozioni “negative” ogni volta che si presentano. I figli inizieranno a portare le loro emozioni, a farle scorrere nel fiume della consapevolezza attraverso la nostra relazione, se riusciamo a dal loro spazio, se riusciamo a permetterglielo.

Così possiamo ri-acquisire insieme una fondamentale fiducia nella vita, che, da campo di battaglia, di arroccamenti, diventa campo da coltivare.

Da soli possiamo fare così poco, insieme possiamo fare così tanto…

Quale comunicazione è possibile con il figlio adolescente e preadolescente? Desiderio di dialogo e fatica a comprendersi e comunicare.
Seminario gratuito condotto dalla Dott.ssa Elisa Roda  Psicologa Psicoterapeuta, obbligatoria la prenotazione via mail: elisaroda@libero.it

Altre informazioni sul sito della D.ssa Roda