Cosa possiamo fare come educatori?

Cosa possiamo fare come educatori (insegnanti e genitori), come mediatori di  benessere negli apprendimenti per non incorrere nel rischio di allontanamento dei bambini/ragazzi dall’apprendimento con la manifestazione di comportamenti difensivi (non voglio fare i compiti/studiare, mi ritiro/rimando sempre la prova da fronteggiare, dimentico il libro, quaderno, non scrivo i compiti sul diario…); che tendono ad evitare tutti gli apprendimenti che riattivano emozioni sgradevoli?

Ti sei mai chiesto perché, anche da adulto, ti ricordi come se fosse ieri quell’insegnante che ti bloccava o quell’altro che, invece, è stato fonte di ispirazione?
Perché abbiamo ancora la sensazione della paura del compito in classe o quella dell’interrogazione?
Ti piacciono o ti sono mai piaciute le tabelline?

Ti ricordi la sensazione che ti pervadeva quando l’insegnante ti chiamava alla lavagna?
Probabilmente, ma soprattutto se ciò che provavi era angoscia, lo ricorderai bene.

Per quali materie scolastiche provavi la sensazione di piacere e per quali di disagio, se non di repulsione?
La diversa sensazione era per caso associata al successo o all’insuccesso?

Ecco una prima, superficiale, risposta: il nostro cervello non ricorda i contenuti, ma le emozioni. Le emozioni lasciano una traccia a lungo termine.

Emozione e cognizione sono due facce della stessa medaglia, fortemente interconnesse fra loro; l’attivazione emotiva genera memorie più durature

”Non lo so fare, non voglio, non mi piace!”

Se una nozione è stata appresa sperimentando paura (vedi le tabelline), ogni qual volta verrà ripescata dalla memoria si attiverà nuovamente il vissuto emotivo corrispondente poiché apprendimento ed emozione hanno tracciato lo stesso percorso sinaptico, viaggiando insieme.
Quindi mettiamo in memoria anche le emozioni, in questo caso, negative, ma la memoria del sentimento di incapacità e inadeguatezza intacca significativamente l’autostima e l’autoefficacia dell’alunno con l’esito dell’impotenza appresa: ”Non lo so fare, non voglio, non mi piace!”.
Il bambino imparerà che non è capace ad eseguire quel dato compito, sentendosi impotente e l’esperienza reiterata del fallimento gli darà conferma della sua incapacità innata.
Ma ciò accade perché l’emozione associata a quella funzione specifica si comporta da antagonista dell’apprendimento.

In questo seminario scopriremo i modi di sostegno e di lo sviluppo del massimo potenziale di ogni singolo bambino/ragazzo in un clima di accettazione e di valorizzazione; riacquistando il principio del diritto di sbagliare, che non è solo dei nostri figli, ma anche nostro.

Cambiare si può!

Promuovere un ottimismo prospettico (cambiare si può!), perché alla memoria del dolore diventa necessario rispondere cambiando atteggiamento emotivo e non si può far a meno di rimparare le emozioni “warm”, calde perché sono le chiavi di accesso al cuore della persona che si può appassionare scoprendo il piacere di apprendere nel ben-essere.

Emozioni ed apprendimento. A scuola di ben-essere in classe e a casa coi compiti.

D.ssa Roda Elisa